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Argentina 1978

Categoria: Palloni mondiali



UNDICESIMA EDIZIONE

Il campionato mondiale di calcio 1978 o Coppa del Mondo FIFA del 1978 (noto anche come Argentina '78) è stata l'undicesima edizione del campionato mondiale di calcio per squadre nazionali maggiori maschili organizzato dalla FIFA ogni quattro anni.

Formula: quattro gruppi eliminatori di quattro squadre ciascuno, numerati da 1 a 4. Al termine della prima fase si qualificano le prime due di ogni gruppo. Ai fini della precedenza nel gruppo vale la differenza reti. A parità di differenza reti ha la precedenza la squadra che ha segnato più goal. In caso di ulteriore parità si procederà a sorteggio.

La seconda fase è costituita da due gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, chiamati Gruppo A e Gruppo B. Nel Gruppo A confluiscono le prime dei gruppi 1 e 3 e le seconde dei gruppi 2 e 4; nel Gruppo B le prime dei gruppi 2 e 4 e le seconde dei gruppi 1 e 3. I criteri in caso di parità di punti sono gli stessi validi per i summenzionati gruppi di qualificazione.

Le prime classificate di tali gironi disputano la finale per il primo posto, mentre le seconde disputano la finale per il terzo posto.

 

107 nazionali affrontarono le qualificazioni per stabilire le restanti 14 squadre che si sarebbero aggiunte ad Argentina e Germania Ovest, già qualificate come paese ospitante e come squadra campione in carica. Alla fase finale mancò ancora una volta l'Inghilterra, che inserita nel gruppo 2 con l'Italia finì a pari punti ma con una peggior differenza reti. Agevole la qualificazione dell'Olanda e della Svezia, particolarmente combattuti furono invece, oltre al gruppo di Italia e Inghilterra, i gironi che promossero la Francia, la Polonia, la Spagna, l'Austria e la Scozia. L'Ungheria che vinse il proprio girone davanti ai sovietici dovette invece, come peggior vincente, fare uno spareggio intercontinentale contro la Bolivia, che vinse nettamente. Per il CONMEBOL si qualificarono Brasile e Perù, mentre la Bolivia che terminò terza, fu eliminata nello spareggio interzona dagli ungheresi. Per il Nord e Centro America si qualificò il Messico, che ebbe il vantaggio di ospitare le partite del girone finale a 6 squadre. In Africa prevalse la Tunisia in un combattuto girone finale a 3 su Nigeria ed Egitto, mentre in Asia a prevalere fu l'Iran.

 

Nell'Italia: Enzo Bearzot, CT degli azzurri, presentò in una nazionale giovane, e poco esperta, ma fresca e ricca di nuove individualità, capace di eliminare l'Inghilterra nelle qualificazioni. L'asse portante è costituita da giocatori che militano da anni nella Juventus, il cosiddetto Blocco-Juve: Zoff, Scirea, Gentile, Cabrini, Cuccureddu, Causio, Benetti, Tardelli e Bettega[1].
Non essendo stata testa di serie per via di uno scambio di valori voluto dal presidente UEFA Artemio Franchi, la Nazionale azzurra viene inserita d'ufficio nel primo gruppo con i padroni di casa, la Francia e l'Ungheria. L'Italia vinse il raggruppamento a punteggio pieno battendo 2-1 la Francia, 3-1 l'Ungheria e 1-0 l'Argentina, costringendo i padroni di casa a lasciare Buenos Aires, per proseguire il loro cammino a Rosario.

Gli Azzurri proseguirono il loro cammino affrontando il Gruppo A con Germania Ovest, Austria ed Olanda.

Contro una Germania Ovest un salvataggio sulla linea del Berti Vogts su tiro di Roberto Bettega e alcuni pali colpiti evitarono la disfatta teutonica. L'Italia vinse di misura, con un gol di Rossi, la sfida contro l'Austria, e contro l'Olanda gli azzurri passarono in vantaggio con un'autorete di Brandts, ma si fecero riprendere e sorpassare dagli orange, con due gol su due tiri da fuori area, uno dello stesso Brandts, e l'altro di Haan. L'Olanda si guadagnò l'accesso alla seconda finale consecutiva, mentre l'Italia guadagnò l'accesso alla finale di consolazione per il 3º posto. L'Austria, già fuori dai giochi e sotto di un gol con i tedeschi, vinse 3-2 grazie anche ai gol del suo centravanti Krankl.

Uno dei momenti più controversi del mondiale è stata la partita Argentina-Perù. I biancoazzurri per arrivare in finale avrebbero dovuto vincere con tre gol di scarto e almeno quattro reti segnate, grazie all'ottima differenza reti del Brasile consolidata dal 3-1 contro la Polonia, partita giocata in anticipo proprio per conoscere prima il risultato finale.

Il portiere peruviano, l'oriundo di origine argentina Ramón Quiroga, aveva un rispettabile ruolino di sei gol subiti su cinque partite. L'Argentina, da parte sua, aveva sinora segnato solo sei gol.

Inoltre, la notte precedente la partita la polizia allentò le misure di sicurezza presso l'Hotel che alloggiava i peruviani, che furono così continuamente disturbati da tifosi argentini con urla e schiamazzi. Infine, il giorno della partita l'autobus con la squadra impiegò due ore per coprire il tragitto di quindici minuti fino allo stadio, dato che "sbagliò" più volte la strada. Alla fine si fermò proprio davanti alla curva dei tifosi argentini, che sommersero di fischi e imprecazioni gli allibiti peruviani (v. Pablo Llonto, "I Mondiali della vergogna. I campionati di Argentina '78 e la dittatura", Edizioni Alegre, Roma 2010).

La partita si concluse 6-0 per l'Argentina, anche grazie ad una pessima, quindi sospetta, prestazione di Quiroga. Tuttavia, entrambe le squadre negarono l'esistenza di accordi e la vicenda è passata alla storia del calcio col nomignolo di mermelada peruana (marmellata peruviana).

L'Argentina con questo risultato scavalcò il Brasile nel secondo turno, volando in finale.

Nella finale per il 3º posto il Brasile rimontò lo svantaggio iniziale contro l'Italia, al gol di testa del "barone" Causio al 38’ rispose con i tiri da fuori area di Nelinho al 63’ e Dirceu al 70’ per il 2-1. Nella finale per il 1* posto giocata il 25 giugno a Buenos Aires l'Argentina passò in vantaggio con Kempes, ma all'82º arrivò il pari olandese con Nanninga e nei minuti finali gli olandesi colpirono un palo. Nei tempi supplementari un altro gol di Kempes e la rete di Bertoni regalarono il primo titolo all'Argentina. Gli olandesi, indignati per l'arbitraggio a senso unico di Gonella (che non vide nemmeno una palese gomitata di Bertoni), rientrarono negli spogliatoi subito dopo il fischio finale senza rendere omaggio ai nuovi campioni.


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