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Spagna 1982

Categoria: Palloni mondiali



DODICESIMA EDIZIONE

Il campionato mondiale di calcio 1982 o Coppa del Mondo FIFA del 1982 (noto anche come Spagna '82) si svolse in Spagna dal 13 giugno all'11 luglio 1982. Fu il primo campionato mondiale in cui le squadre partecipanti furono portate da 16 a 24, inoltre è tuttora il mondiale ospitato da un'unica nazione, che ha visto impiegato il maggior numero di stadi: diciassette. Il vincitore fu l'Italia, che sconfisse 3-1 la Germania Ovest in finale.

La novità più grossa, come detto, fu costituita dall'aumento delle partecipanti europee, cosa che permise di avere presenti al torneo tutte le migliori nazionali del mondo e gli interpreti migliori del calcio di quel tempo.

Fuori dalla lotta di qualificazione la Spagna perché Paese ospitante, l'Inghilterra arrivò al mondiale assieme all'Ungheria, nonostante una sconfitta contro la Norvegia. Scozia e Irlanda del Nord fecero nel loro girone di qualificazione vittime illustri come Svezia e Portogallo. La Polonia (già terza nel 1974) andò a battere, nei giorni dello stato d'assedio, la Germania Est a Berlino, qualificandosi a sue spese. Anche la Germania Ovest (Campione del mondo nel 1974 e Campione d'Europa in carica) e l'Austria (che disputò un ottimo Mondiale 1978) si qualificarono assieme nel proprio girone, mentre Francia e Belgio (secondo agli Europei 1980) eliminarono Olanda ed Irlanda.

Qualificazione senza problemi per URSS (Campione Europeo nel 1960) e Cecoslovacchia (Campione Europeo nel 1976). L'Italia, autrice di un ottimo inizio (quattro vittorie per 2-0 nel proprio girone di qualificazione contro, nell'ordine, Grecia, Danimarca, Lussemburgo e Jugoslavia), si qualificò proprio con quest'ultima con una giornata d'anticipo. L'andamento complessivo degli azzurri però suscitò più di una perplessità, come lo suscitò lo scialbo 1-1 di Torino contro la Grecia che permise alla Nazionale italiana di qualificarsi.

Quanto al Sudamerica, nessuna sorpresa per Brasile, Perù (già presente nella precedente edizione) e Cile, mentre l'Argentina, campione in carica, era qualificata di diritto al pari della Spagna ospitante.

Novità vennero dal resto del mondo: in Asia il Kuwait ottenne la sua prima (e finora unica) partecipazione ai Mondiali; dalla CONCACAF provennero El Salvador (già presente a Messico '70) e Honduras (esordiente assoluta), qualificatesi a spese del colosso dell'area, Messico. Altre matricole provennero dall'Africa (Algeria e Camerun) e dall'Oceania (Nuova Zelanda), che espresse per la seconda volta (dopo l'Australia nel 1974) una propria squadra alla fase finale dei Mondiali.

A giocarsi la Coppa restarono quattro squadre europee: Francia, Germania Ovest, Italia e Polonia. La prima semifinale vedeva nuovamente contro italiani e polacchi: al contrario della partita della prima fase, gli azzurri dominarono gli avversari, battuti per 2-0 (doppietta di Rossi, giunto a cinque reti in appena due partite).

La seconda semifinale fra Germania Ovest e Francia fu decisamente più spettacolare: all'iniziale vantaggio tedesco di Littbarski rispose Platini su rigore. Nel secondo tempo, entrambe le squadre lottarono senza esclusione di colpi. Uno sgradevole episodio vide coinvolto il portiere tedesco Schumacher che, dopo aver atterrato il francese Battiston al limite dell'area e avergli provocato la rottura di due denti e l'incrinatura di un paio di vertebre, si mise provocatoriamente a fare esercizi di stretching davanti ai tifosi francesi. La partita proseguì fino ai tempi supplementari, dove la Francia si portò sul 3-1. La Germania riuscì a recuperare lo svantaggio prima con Rummenigge e poi con una rovesciata di Fischer. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, una partita si decise ai rigori: a spuntarla fu la Germania Ovest per 5-4.

La finale di consolazione di Alicante fu poco più che una passerella per Polonia e Francia. Fu una delle ultime ribalte internazionali per i polacchi Szarmach e Lato ed una partita di rimpianti per i francesi, che avevano sognato di vincere la coppa e che finirono invece al quarto posto, battuti 3-2 dalla Polonia.

L'11 luglio 1982 andò dunque in scena la finale fra Germania Ovest e Italia. Bearzot dovette riadattare la squadra in seguito alla indisponibilità di Antognoni e all'infortunio, dopo appena otto minuti di gioco, occorso a Graziani a causa di uno scontro con la rude difesa tedesca. Predominanza italiana nel primo tempo, anche se Cabrini perse l'occasione per passare in vantaggio sbagliando un rigore. La ripresa vide un calo della squadra tedesca, di cui approfittò per primo Rossi su cross di Gentile.

 

Dopo un tentativo di pareggio di Hrubesch, gli azzurri raddoppiarono con un tiro dal limite dell'area di Tardelli, il cui urlo di gioia divenne una icona di quei Campionati del Mondo e delle successive avventure della nazionale italiana. Altobelli segnò la rete del 3-0, seguita dal punto d'onore di Breitner. Altobelli fece poi posto all'88º a Causio, ricompensato con la passerella mondiale per i suoi meriti.

 

« Palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!! »

 

(Nando Martellini)

L'enfasi del telecronista italiano non fu casuale, in quanto scandì proprio per tre volte consecutive la proclamazione del terzo titolo di campione del mondo della Nazionale italiana. Le immagini televisive che giunsero da Madrid mostrarono l'arbitro brasiliano Coelho inseguire il pallone nelle ultimissime fasi di gioco, fino a ghermirlo e sollevarlo con le braccia in alto mentre emetteva il triplice fischio finale. Altre immagini di quel mondiale che rimangono tuttora impresse nella memoria sono, oltre al citato urlo di Tardelli, Zoff che prende la Coppa del Mondo dalle mani del re di Spagna e la alza fiero (Guttuso ne farà poi un quadro), il Presidente della Repubblica Pertini che esulta con incontenibile entusiasmo a ogni rete degli Azzurri, lasciandosi scappare un "non ci prendono piu'" dopo il gol del 3-0, e lo stesso Presidente che gioca a scopone scientifico in coppia con Zoff contro Causio e Bearzot, durante il viaggio di ritorno in Italia, sull'aereo presidenziale, assieme alla Coppa.

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