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Italia 1990

Categoria: Palloni mondiali

Il campionato mondiale di calcio 1990 o Coppa del Mondo FIFA del 1990 (noto anche come Italia '90) si svolse in Italia dall'8 giugno all'8 luglio 1990. Per i mondiali di Italia '90 fu composta appositamente la canzone Un'estate italiana (nota anche come Notti magiche), scritta da Giorgio Moroder ed interpretata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato.

A 56 anni di distanza dal Mondiale organizzato in Italia nel '34 e vinto dagli azzurri di Vittorio Pozzo, la massima rassegna calcistica planetaria tornò nel Bel Paese, a cui nel 1984 la FIFA assegnò l'organizzazione dei Mondiali del 1990. Nel febbraio 1986, la macchina organizzatrice si mise in moto e partì ufficialmente in novembre dello stesso anno, guidata dal 39enne Luca Cordero Di Montezemolo, già manager alla Ferrari, che si pose come obiettivo quello di "realizzare un sogno". Dalla cittadella televisiva IBC ai Centri e alle Sale Stampa di tutte le 12 città, alle tribune stampa degli stadi, alla carrozza stampa e conferenze delle ferrovie, ovunque furono messe a disposizione tecnologie informatiche e della comunicazione all’avanguardia. La tecnologia al servizio di un grande evento: 52 partite in 31 giorni in ben 12 città, con oltre 40.000 accreditati e 28 miliardi di contatti televisivi.

Ci fu però da far fronte alla costruzione di nuovi stadi, visto che quelli allora esistenti risultarono essere inadeguati, se non addirittura fatiscenti. Furono ampliati e riammodernati (con interventi non sempre necessari) il Meazza e gli stadi già esistenti, mentre si iniziò la costruzione di nuovi impianti a Bari (San Nicola) e Torino (il Delle Alpi). I costi furono astronomici, il Mondiale ebbe i suoi strascichi in tribunale, con infrastrutture pubbliche dimezzate, intrecci con la politica del tempo, certamente non immune da scandali (pochi anni dopo scoppiò Tangentopoli) e per le numerose vittime nei cantieri.

Nelle qualificazioni, sia Germania Ovest e Brasile rischiarono grosso, cadde clamorosamente la Francia, reduce da due semifinali consecutive, dalla vittoria nell'Olimpiade e nell'Europeo 1984, superata da Scozia e Jugoslavia, con Henry Michel e Michel Platini che non riuscirono a dare la qualificazione ai transalpini. Fuori anche la Polonia, che, con la fine dell'era-Boniek, si ritrovò eliminata da inglesi e svedesi. La favorita numero uno venne indicata proprio nell'Italia, forte della bella impressione destata agli Europei del 1988 e, soprattutto, padrona di casa, mentre in seconda fila si ritrovarono l'Argentina di Diego Armando Maradona, fresco campione d'Italia con il Napoli, la Germania del "Kaiser" Franz Beckenbauer e del trio interista Matthäus - Klinsmann - Brehme e l'Olanda del corrispondente trittico rossonero van Basten - Gullit - Rijkaard, che tornava ai Mondiali a dodici anni dalla finale persa in Argentina e forte del titolo europeo conquistato due anni prima.

Canzone ufficiale dell'evento fu "To be number one", testo di Tom Whitlock e musica di Giorgio Moroder, cantata anche in versione italiana da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, col titolo "Un'estate italiana" (testo italiano di Edoardo Bennato).

Mascotte ufficiale della manifestazione fu "Ciao": la stilizzazione di un calciatore, composto da elementi cubici di colore verde, bianco e rosso, che abbozzava un palleggio e che, scomposto e ricomposto, formava la parola "Italia". Il nome della mascotte venne deciso, in una sorta di referendum settimanale, direttamente dagli scommettitori del Totocalcio.

Durante la cerimonia di apertura, modelli da tutti i continenti presenti al Mondiale sfilarono con i capi disegnati da alcuni grandi stilisti italiani: l'America con Valentino, l'Africa con Missoni, l'Asia con Mila Schön, l'Europa con Gianfranco Ferré.

 

I quarti di finale presentarono sei squadre europee, una sudamericana e un'africana.

A Firenze, l'Argentina fu opposta alla Jugoslavia. Gli slavi restarono in dieci alla mezz'ora, a causa dell'espulsione di Šabanadžovic; il risultato rimase però sullo 0-0 per 120 minuti e si procedette ai rigori. Stojkovic colpì la traversa; Maradona si vide respingere il tiro da Tomislav Ivkovic. Troglio sembrò condannare la sua squadra, cogliendo il palo. Ma Goycochea, parando i rigori di Brnovic e Hadžibegic, guidò i sudamericani in semifinale.

L'Italia, la stessa sera, fu opposta al sorprendente Eire di Jackie Charlton. Vicini riconfermò Baggio e Schillaci in attacco. Dopo trentasette minuti ancora Schillaci, su una respinta successiva a un tiro di Donadoni, appoggiò in rete il pallone dell'uno a zero. Il risultato non cambiò più, nonostante una traversa su punizione ancora di Schillaci. L'Italia passò alle semifinali. Il giorno dopo, la Germania Ovest eliminò la Cecoslovacchia. Lothar Matthäus trasformò al 25° il calcio di rigore che decise la partita, poi fu il difensore Ivan Hašek a salvare per tre volte la propria porta; l'unico pericolo per i tedeschi arrivò da una punizione di Michal Bílek ed i cecoslovacchi, in dieci nel finale per l'espulsione di Lubomír Moravcík, fecero ritorno in patria.

A Napoli fu quindi il turno del Camerun, opposto agli inglesi. Al 25° Platt schiacciò in rete un cross di Stuart Pearce; la reazione degli africani arrivò con l'ingresso di Milla, tenuto in panchina nel primo tempo, e dopo un fallo in area su di lui al 63° Kunde pareggiò su rigore; cinque minuti dopo fu Eugène Ekéké a portare in vantaggio i suoi grazie ad un assist dello stesso Milla. A nove minuti dalla fine Lineker trasformò però il rigore del pari dopo il fallo di Massing; ai supplementari fece il bis dagli undici metri con il fallo di N'Kono, fissando il risultato sul 3-2.

Si giunse così alle semifinali: Italia-Argentina e Germania Ovest-Inghilterra. L'Italia abbandonò la sede di Roma per scendere a Napoli dove Maradona era un idolo incontrastato. In campo tornò Vialli al fianco di Schillaci. Il gol arrivò al 17° di gioco: su un tiro di Vialli non trattenuto da Goycochea irruppe Schillaci, abile a portare in vantaggio la sua squadra. Nel secondo tempo, al 68°, un cross di Olarticoechea permise a Caniggia di realizzare di testa la rete del pareggio: dopo 518 minuti terminò così l'imbattibilità di Walter Zenga. L'ingresso di Baggio (che nei supplementari sfiorò il gol su punizione) e Serena al posto di Giannini e di Vialli non smossero il punteggio dall'1-1 e si andò ai rigori. L'Argentina li segnò tutti, mentre Goycochea neutralizzò su Donadoni e Serena, sancendo un approdo in finale che ad una sudamericana in Europa mancava da 32 anni (il Brasile in Svezia nel 1958).

Il giorno dopo, nell'altra semifinale, a Torino, si affrontarono Germania Ovest e Inghilterra. Le due reti arrivarono al 60°, quando una punizione di Brehme fu deviata in modo decisivo dall'inglese Paul Parker, e all'80°, quando Lineker approfittò della confusione in area tedesca pareggiando e rinviando il verdetto ai rigori, ai quali si arrivò dopo due pali di Waddle e Buchwald. Dal dischetto sbagliarono gli inglesi Pearce e Waddle. La Germania Ovest avrebbe affrontato a Roma in finale l'Argentina. L'Inghilterra invece avrebbe incontrato a Bari i padroni di casa italiani per la finale che avrebbe stabilito il 3º e il 4º posto.

Nella finale per il terzo posto a Bari un'Italia rimaneggiata passò in vantaggio con Baggio al 72°, che segnò calciando la palla sotto la traversa da pochi metri; fu raggiunta da Platt dieci minuti dopo su cross di Dorigo e vinse grazie a un rigore, causato da un fallo di Parker e trasformato da Schillaci. Schillaci divenne capocannoniere con 6 reti mentre Shilton, a 41 anni, pose fine alla sua carriera internazionale. L'Italia ottenne il terzo posto, mentre l'Inghilterra, al suo miglior risultato mondiale da 24 anni a quella parte, si aggiudicò il premio Fair-play e nel dopogara, sia i calciatori in campo che i tifosi italiani e inglesi sugli spalti festeggiarono in maniera molto corretta l'epilogo del Mondiale cinque anni dopo la strage dell'Heysel.

Il giorno dopo, a Roma, furono di scena Argentina e Germania Ovest, per un replay della finale di quattro anni prima in Messico. Il pubblico italiano presente allo stadio Olimpico, condizionato dalla sconfitta in semifinale, fischiò l'esecuzione dell'inno nazionale argentino. L'episodio suscitò la rabbia di Maradona, che in favore di camera ripeté due volte hijos de puta ("figli di put***a") all'indirizzo dei tifosi italiani. In una partita non esaltante, l'arbitro Edgardo Codesal Méndez fu protagonista: negò il rigore sia ad Augenthaler che a Calderón, espulse Monzón per un duro intervento al 65' e concesse un dubbio rigore a sei minuti dalla fine, dopo un intervento di Sensini su Völler. Dal dischetto non sbagliò Brehme, e all'87' l'Argentina rimase addirittura in 9 contro 11 per l'espulsione di Dezotti. Il mondiale italiano terminò, dunque, con la Germania Ovest campione per la terza volta e al suo ultimo atto ufficiale con tale nome; tre mesi dopo avvenne la riunificazione con la Germania Est e da quel momento la squadra (con il titolo sportivo degli occidentali) si chiamò solo Germania.



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