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Usa 1994

Categoria: Palloni mondiali

Il campionato mondiale di calcio 1994 o Coppa del Mondo FIFA del 1994 (noto anche come USA '94) si svolse negli Stati Uniti d'America dal 17 giugno al 17 luglio 1994 e fu vinto dal Brasile per la quarta volta, dopo aver sconfitto l'Italia in finale ai calci di rigore. L’inno ufficiale del torneo era Gloryland di Daryl Hall.

Ai quarti di finale è quasi tutta Europa: c'è solo il Brasile a difendere l'onore del Sudamerica, di Africa e Asia non c'è traccia.

All'Italia tocca la Spagna, che ha tre giorni di riposo in più degli azzurri. Gli iberici, disposti con uno schieramento molto prudente dal CT Javier Clemente (cinque difensori, quattro centrocampisti e una punta di movimento, Luis Enrique), affrontano un'Italia ancora cambiata: in porta torna Pagliuca, Conte sostituisce Signori e in difesa Tassotti sostituisce lo sfinito Mussi. Con soli 23 gradi, al Foxboro Stadium di Boston, l'Italia gioca bene, e al quarto d'ora sfiora il gol con Roberto Baggio. Gli spazi sono pochi, la Spagna si chiude bene, e allora ci pensa l'ottimo Dino Baggio, con una gran sventola da fuori, al 25°, a portare in vantaggio l'Italia. Caminero e Abelardo sfiorano subito il pari, ma il primo tempo finisce con gli azzurri ancora in vantaggio. L'Italia si ripresenta in campo con Signori al posto di Albertini. Al 58° la Spagna ottiene il pareggio: un tiro di Caminero è involontariamente deviato da Benarrivo e Pagliuca è spiazzato. In seguito entra Berti per Conte, mentre Salinas sostituisce Sergi. A otto minuti dalla fine Julio Salinas si trova solo davanti a Pagliuca, ma fallisce l'opportunità e gli tira il pallone sul piede. Al 40° Nadal incorna a colpo sicuro, ma Costacurta salva sulla linea. Due minuti dopo Berti sradica palla a centrocampo, passa la sfera a Signori, che serve in profondità Baggio, il quale, dalla destra, converge al centro, dribbla Zubizarreta e, in prossimità della linea di fondo, si inventa un chirurgico destro che non dà scampo alla Spagna. L'Italia è in semifinale, l'abbraccio tra Signori e Baggio diventa l'immagine più sfruttata dalle televisioni per rendere gli italiani partecipi del "sogno americano". Nei minuti di recupero Tassotti stende dentro l'area di rigore azzurra lo spagnolo Luis Enrique con una gomitata in faccia: sarebbe calcio di rigore ed espulsione ma l'arbitro ungherese Sándor Puhl concede il vantaggio. Successivamente, grazie alla prova tv Tassotti verrà squalificato otto turni, il che significò per lui la fine della carriera in azzurro.

Il Brasile incontra, in quella che poi verrà considerata la più bella partita di questa edizione dei mondiali, l'Olanda che fin qui non ha incantato, ma che dispone tra le sue fila di campioni in grado di fare sempre la differenza. La coppia-gol verdeoro, Bebeto-Romário, colpisce due volte, con un gol a testa. Il Brasile, imbottito di grandissimi fuoriclasse, sembra avere la qualificazione in tasca, ma non ha fatto i conti con la straordinaria reazione degli Orange, che pareggiano con Bergkamp e Winter. L'ex genoano Branco, sostituto dello squalificato Leonardo, spezza i sogni dei tulipani con una terrificante fucilata a fil di palo su punizione, che lascia di sasso Ed de Goeij, colpevole per altro di aver piazzato in modo pessimo la barriera.

Finisce, dopo tre finali consecutive, l'avventura della Germania di Berti Vogts. I tedeschi, senza centrocampisti (con Klinsmann, Häßler, Völler e Möller contemporaneamente in campo), soffrono in avvio (palo di Balakov), ma poi prendono le misure ai bulgari. Al 47° Matthäus porta in vantaggio su rigore la sua squadra, che sfiora due volte il raddoppio (grande intervento di Mihajlov su Hässler e palo di Möller). Ma in seguito il fuoriclasse del Barcellona Hristo Stoickov con una punizione capolavoro spedisce la palla in fondo al sacco. Tre minuti dopo, cross di Jankov e spettacolare avvitamento del bravo Leckov: 2-1. Si deve risalire al 1978 per vedere i tedeschi fuori dalle semifinali.

Si conclude ai rigori l'ultimo quarto, tra Svezia e Romania. Palo di Ingesson in avvio, poi quasi più nulla fino al 78°: Mild batte rapidamente una punizione, passa la palla al parmense Brolin che batte Prunea. Hagi impegna Ravelli su punizione, e all'88° Raducioiu gira in rete una punizione di Hagi deviata dalla barriera. Ai supplementari, ancora Raducioiu realizza il 2-1 per la Romania ma la Svezia pareggia al 115°, complice un errore di Prunea, con Kennet Andersson. Nella lotteria dei rigori sale in cattedra Thomas Ravelli: prodezze su Dan Petrescu e Miodrag Belodedici, che rendono ininfluente l'errore di Mild. Scandinavi in semifinale dopo 36 anni.

In semifinale l'Italia affronta la temuta Bulgaria, anche se la Germania sarebbe stata certamente meno ben accetta. Torna titolare Berti per Conte, Casiraghi toglie il posto a Massaro. Un Albertini stratosferico guida l'Italia all'assalto nella prima mezz'ora: al 20° rimessa di Donadoni, palla a Roberto Baggio, che salta Jankov e Hubcev e mette la palla nell'angolo basso alla sinistra di Mikhailov, con un delizioso tocco di destro. Albertini prima colpisce un palo da 25 metri, poi impegna in angolo Mihailov con un pallonetto, quindi lancia splendidamente Baggio, che sembra chiudere i conti con un preciso rasoterra nell'angolo. Donadoni e Maldini sprecano alcune occasioni e al 44° un'azione personale di Sirakov, steso in area da Pagliuca, provoca il rigore che riapre la partita, trasformato dal solito Stoickov. Il sole batte a New York. Nella ripresa l'arbitro francese Joël Quiniou nega un rigore alla Bulgaria per un fallo di mano volontario di Costacurta. Al 71° l'episodio chiave: Roberto Baggio esce per una contrattura alla coscia. Berti è consumato dai crampi, ma il finale è azzurro: gli abbracci tra Gigi Riva, accompagnatore azzurro, e tutti i nostri giocatori sono il suggello all'approdo alla quinta finale della storia azzurra.

A contendere il titolo all'Italia, a Pasadena, è il Brasile, che supera di misura la Svezia per 1-0: Romário spreca due palle-gol nel primo tempo (in occasione della prima occasione va ricordato il clamorosissimo errore di Mazinho che con Ravelli a terra e porta vuota riesce a colpire l'esterno della rete), Zinho esalta Ravelli nella ripresa e, dopo l'espulsione di Thern (da molti giudicata eccessiva) al 63°, a dieci minuti dalla fine, Romário schiaccia di testa in rete un bel cross di Jorginho.

Italia e Brasile in finale 24 anni dopo la gara di Città del Messico vinta dai verdeoro per 4-1.

Mentre la Svezia sconfigge la Bulgaria per 4-0 e conquista un onorevolissimo terzo posto (per gli scandinavi è, comunque, il miglior piazzamento della loro storia dopo il secondo posto casalingo del 1958), tutta l'Italia è in ansia per le condizioni di Roberto Baggio che è stato determinante per portare la squadra in finale, ma che è uscito anzitempo contro la Bulgaria per uno stiramento profondo. Sacchi decide di lasciare in panchina il comprimario di Baggio, uno Zola in grande forma, e rischia l'infortunato Baggio per i grandi meriti che quest'ultimo aveva avuto fino a quel momento, nonostante la serietà dell'infortunio di tre giorni prima. Un fatto che condizionerà la partita. Rilancia anche Baresi, incredibilmente recuperato a 25 giorni dall'infortunio al menisco.

La partita si gioca in un sostanziale equilibrio. All'11° occasionissima per Massaro, al 21° Cafu sostituisce l'infortunato Jorginho. Al 34° Apolloni fa altrettanto con Mussi; Branco mette in difficoltà Pagliuca con una gran punizione, sulla respinta Mazinho si esibisce in un clamoroso liscio. Il caldo asfissiante del Rose Bowl di Pasadena rende le squadre fiacche e stremate; al 75° Pagliuca non controlla una conclusione di Mauro Silva: la palla sfugge dalle mani del portiere italiano e va a stamparsi sul palo alla sua destra. Il bacio dell'estremo difensore al montante è ormai storia della televisione e dello sport. Sei minuti dopo Donadoni serve Baggio, solo davanti a Taffarel che conclude alto. I supplementari riservano poche emozioni: Sacchi non toglie Roberto Baggio ma mette Evani per Dino Baggio. Ciò nonostante il risultato non si schioda e, per la prima volta nella storia, l'assegnazione della Coppa del Mondo viene decisa ai rigori.

Il primo a tirare è Franco Baresi: il tiro finisce alto. Pagliuca respinge il tiro di Marcio Santos, mantenendo la parità. Albertini segna, Romario colpisce il palo interno e la palla entra, tra la disperazione di Pagliuca; Evani non sbaglia calciando centralmente sotto la traversa, Branco calcia nell'angolino spiazzando Pagliuca. Massaro tira male e Taffarel respinge il tiro centrale leggermente sulla destra; Dunga non sbaglia spiazzando Pagliuca. A questo punto il Brasile, a un tiro dalla fine, si trova in vantaggio per 3 a 2 e per vincere gli basta che il suo ultimo rigorista faccia gol, anche se Roberto Baggio segnasse. Ma non si arriva all'ultimo rigore, perché Roberto Baggio tira alto. Il Brasile "tetracampeão" dedica il trionfo al campione automobilistico di Formula Uno Ayrton Senna, morto a Imola il 1º maggio di quello stesso anno.

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